momocas: (PeterNeal)
[personal profile] momocas

Titolo: Intermezzo.
Fandom: White Collar.
Personaggi: Peter Burke. Menzionati Neal Caffrey, Elizabeth Burke e Kate Moreau.
Pairing: //
Rating: PG.
Conteggio Parole: 889 (OpenOffice).
Avvertimenti: Non betata.
Disclaimer: I personaggi di White Collar appartengono a chi di diritto. Gli avvenimenti di seguito narrati sono frutto della mia fantasia e non ci guadagno nulla nello scriverli.
Note: Scritta tre anni fa, è stata la mia prima fanfiction ed è praticamente un'accozzaglia di parole senza senso. Non la rileggo perché altrimenti la cestinerei e non sarei certo qui a postarla.

 

.intermezzo.

Peter sta giocando con quel foglio ormai da una buona mezz’ora.
Lo toglie dalla cartellina, lo legge per la... settantatreesima?, sì, deve essere la settantatreesima; lo legge dunque per la settantatreesima volta, lo appoggia sul tavolo, prende la stilografica – ancora aperta – abbandonata qualche centimetro più in là, la avvicina alla carta, esita, si passa una mano fra i capelli, sospira, getta lontano la biro con un gesto stizzito, appoggia le dita sul foglio, lo fa scorrere da una parte all’altra, disegna motivi invisibili sul legno, lo riporta di fronte a sé, lo legge per la settantaquattresima volta, scuote la testa, lo infila di nuovo da dove l’ha preso e allontana il tutto da sé.
Alla fine Peter si alza dalla sedia, esausto, e si dirige verso le scale che portano al piano superiore, alla sua camera, a sua moglie, ma solo per tornare a sedersi davanti a quel foglio ancora più agguerrito di prima, e ricominciare tutto da capo.
Vorrebbe tanto, Peter, poter andare a infilarsi sotto le calde coperte del suo letto, accanto ad El, e lasciare che il sonno prenda il sopravvento sul resto, ma sa già che sarebbe inutile.
Ne ha passate tante di notti simili. Erano, quelle, le notti in cui Neal Caffrey, per un mero capriccio personale, decideva di rubare anche la sua vita. Per tre anni Peter ha trascorso intere nottate a stare sveglio sino all’alba, a riflettere su un indizio che spesso non portava da nessuna parte, ad ascoltare intercettazioni telefoniche che già conosceva a memoria, a riposare solo per qualche minuto sulla scomoda sedia del suo ufficio, a chiedere scusa a sua moglie per dover essere assente da casa anche quel giorno... Tutto ciò a causa di Caffrey.
Peter le chiamava “le notti in cui Neal Caffrey prende in parola il detto ‘rendere la tua vita un inferno’”.
El invece, molto diplomaticamente, le definiva “le notti in cui mio marito sente il bisogno di tradirmi con un uomo”.
Ma dopo quella notte di quattro anni prima, quando era finalmente riuscito a catturare Caffrey, Peter ha creduto che nottate del genere non si sarebbero mai più ripetute.
Eppure era di nuovo lì.
«Come ai bei vecchi tempi», avrebbe detto Caffrey.
E a dire il vero Peter non sa spiegarsi il motivo per cui si trova ancora seduto al tavolo del suo salotto, con la mente rivolta a lui, invece di essere a letto con Elizabeth.
Chiudere quella faccenda sarebbe terribilmente facile: basterebbe buttare quel foglio nel cestino e ignorare la richiesta di Caffrey, come se non fosse mai avvenuta. Caffrey sarebbe rimasto in carcere per altri quattro anni e non sarebbe più stato un suo problema: sarebbe finalmente uscito dalla sua vita.
Sarebbe facile, eppure Peter non lo fa.
Gioca con quel foglio e non riesce a farlo.
Peter si lascia ricadere pesantemente contro lo schienale della sedia, prendendosi la testa fra le mani. Pensa a Caffrey e sa che è un ladro, un truffatore, un falsario; sa che è stato condannato per meno della metà dei crimini che ha davvero compiuto in vita sua, sa di non potersi fidare di lui e sa che vuole la libertà per poter andare a cercare Kate. Ma non è sicuro che sia solo per questo.
All’improvviso Peter si sente terribilmente stanco e vorrebbe solamente che Caffrey diventasse un ricordo del passato.
Peter si alza carico di una nuova determinazione, prende la biro, la chiude con il tappo, la infila nella tasca destra dei pantaloni, mette il foglio nella cartellina e, alla fine, lo getta nel cestino. Rimane a osservarlo pensieroso per qualche secondo, poi scuote la testa, spegne la luce dando definitivamente le spalle a Neal Caffrey e inizia a salire le scale.
Non è nemmeno arrivato a metà della rampa quando si ferma.
«E’ tutto sbagliato», bisbiglia. «E’ tutto terribilmente sbagliato.»
E Peter lo pensa davvero – che sia tutto sbagliato – ma nonostante ciò torna sui propri passi e recupera la cartellina dal cestino. Da essa estrae il foglio con la richiesta per il giudice e lo appoggia di nuovo sul tavolo. Basterebbe la sua firma per far passare la domanda.
Per qualche minuto i due rimangono a fronteggiarsi nel silenzio immutabile della notte. Non c’è alcun rumore, intorno a loro. Solo il respiro pesante di Peter. Persino fuori, sulla strada, il vento ha cessato di soffiare, le macchine di passare.
Alla pallida luce dei lampioni che penetra nella stanza dalle tende tirate alla finestra, Peter chiude gli occhi e pensa a Neal. Sa che è un ragazzo brillante e capace, sa che potrebbe essere un aiuto prezioso per l’FBI, sa che con un giusto aiuto potrebbe ricostruirsi una vita e un futuro e sa che ne vale la pena; così come sa che vuole la libertà per poter andare a cercare Kate. E teme che sia solo per questo.
Peter apre gli occhi, guarda il foglio davanti a sé e non è più così sicuro di essere pronto a non avere più ingerenze di Neal Caffrey nella propria vita – e non sa perché.
Alla fine sospira, rassegnato. Prende la stilografica dalla tasca dei pantaloni e firma frettolosamente, prima di cambiare ancora idea. L’inchiostro brilla alla luce artificiale mentre si asciuga sulla carta e Peter sa che è finita – o forse che è appena iniziata.

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