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Titolo: There's a heartbeat that will never really die.
Fandom: Glee.
Personaggi: Finn. Kurt. Menzionati un paio d'altri.
Pairing: Finn/Kurt. Solo citato, Blaine/Kurt (perché ci tocca).
Rating: PG-13.
Conteggio Parole: 3830 (OpenOffice).
Avvertimenti: Slash. Ambientata dopo l'episodio 2x12 (Silly Love Songs). Tanto fluffoloso fluff fluffeggiante (no, davvero, è da diabete 'sta cosa, ma come mi è venuta fuori?!). Spero non OOC. Il titolo non ha molto senso con la storia... o meglio, ce l'ha, ma non so se si capisce. E' una cavolata senza senso, questo può valere come avvertimento? Non betata.
Disclaimer: i personaggi appartengono a Ryan Murphy, Brad Falchuk e Ian Brennan. Gli avvenimenti di seguito narrati sono frutto della mia fantasia e non ci guadagno nulla nello scriverli (le sigh).
Note: //

.there's a heartbeat that will never really die.


Finn tossì e la sua gola gli mandò un dolore bruciante in segno di protesta. Si tirò il piumone fin sopra il mento, lasciandosi inghiottire più a fondo dalle coperte e sprofondando la testa nel cuscino. La pezzuola appena intrisa di acqua fresca e posta sulla sua fronte si stava già riscaldando. Sospirò sconsolato, mentre brividi di freddo si alternavano a vampate di calore e lui non riusciva più a capire se era una doccia ghiacciata, quello che gli serviva, oppure il riscaldamento alzato al massimo. Probabilmente nessuno dei due.
Mai più, si disse.
Non avrebbe mai più baciato una ragazza senza prima sapere su chi si erano poggiate in precedenza le sue labbra. Beh, forse non proprio mai, mai più. Diciamo che avrebbe fatto più attenzione, ecco. Di sicuro avrebbe cercato in tutti i modi di evitare di scatenare l'ira e, di conseguenza, la vendetta di Santana. Quella ragazza sapeva essere davvero sadica, quando voleva.
Un bussare leggero alla porta lo interruppe dai suoi pensieri. Un tok tok timido e discreto che si fece largo nella sua testa dolorante con gentilezza, come se non volesse disturbare.
Finn riconobbe che fosse Kurt solo da quello – e gli fece un po' paura.
«Avanti.» gracchiò con voce irriconoscibile.
La porta si aprì di qualche centimetro e Kurt scivolò all'interno della stanza con un vassoio fra le mani. Su di esso capeggiava una scodella di quello che doveva essere, a giudicare dal buon odore che riempì immediatamente la camera, il brodo di pollo preparato da sua madre, e il solito bicchiere colmo di latte caldo.
Kurt diede un debole colpo alla porta con il bacino e questa si richiuse con un lieve clack. Ogni azione compiuta da quel ragazzo era intrisa di una tale delicata compostezza da eliminare ogni rumore superfluo che altrimenti sarebbe diventato l'ennesima stilettata alla testa dolorante di Finn. Sapeva che era qualcosa di innato, in lui, ma gliene fu grato lo stesso.
Finn preferì comunque dimenticare di aver avuto certi pensieri.
«Hey, Finn.» lo salutò Kurt allegro «Carole mi ha chiesto di portarti questo.»
Finn si mise a sedere e tentò di schiarirsi la voce tossendo più piano che poté, per non irritare maggiormente la gola.
«Grazie.» sussurrò con un roco borbottio.
Era ovvio che il suo piano non avesse funzionato come previsto.
Kurt gli poggiò il vassoio sulle gambe e si sedette in fondo al letto.
«Suppongo che la lezione di oggi sia “mai allestire un banchetto dei baci per conquistare una ragazza”.» disse con un sospiro. Tacque per un attimo, pensieroso, mentre una sottile ruga d'espressione si formava fra le sue sopracciglia, poi aggiunse in un mormorio appena udibile: «O cantare una serenata in un negozio pieno di gente.»
Finn lo guardò con curiosità. Fu sul punto di chiedergli che cosa intendesse con quell'ultima frase, ma alla fine cambiò idea: sembrava aver parlato più a se stesso che con lui e non voleva essere invadente... e poi, sì, non credeva di essere ancora pronto per ascoltare Kurt discutere di ragazzi. Troppo imbarazzante.
«Chi ti ha detto del banchetto dei baci?» gli domandò invece, iniziando a sorseggiare il brodo di pollo.
Era certo di aver omesso quel piccolo particolare nel racconto fatto ai suoi genitori: non era sicuro che avrebbero approvato.
Kurt lo fissò con un broncio appena abbozzato e uno sguardo che Finn aveva imparato a riconoscere e a temere. Non era rabbia quella che gli leggeva negli occhi, era delusione. Il che era molto peggio.
«Solo perché tu non parli mai con me questo non significa che anche gli altri non lo facciano.» gli rinfacciò Kurt.
La mente di Finn corse alle New Directions e in particolar modo a Mercedes, e anche a Rachel, con cui Kurt aveva iniziato a sviluppare un'inaspettata amicizia.
Si passò una mano sul collo, a disagio.
«Ascolta, amico» iniziò, senza saper bene come continuare. Non era bravo con le parole. «Non è che io non voglia raccontarti quello che mi succede, credimi, però sono sempre stato solito risolvere i miei problemi da solo. Non sono abituato ad avere qualcuno con cui poter effettivamente parlare. Ti chiedo solo un po' di tempo per adattarmi all'idea.», gli riuscì di concludere infine.
Prese un respiro profondo, afferrò il bicchiere colmo di latte, vi soffiò sopra e ne bevve una buona parte. Lo ripose con attenzione sul vassoio e tossì di nuovo. La gola gli bruciava per il lungo discorso.
Kurt sospirò rassegnato, ma l'espressione del suo viso si era addolcita.
«Almeno sai di poterlo fare.» disse «E' già qualcosa.»
Finn annuì ed abbozzò un sorriso; poi qualcosa gli solleticò il naso e starnutì due volte rumorosamente. Per fortuna aveva avuto la prontezza di afferrare il vassoio e tenerlo fermo, scongiurando il pericolo di rovesciare il tutto.
Kurt nel frattempo era balzato in piedi, allontanandosi di qualche passo da lui, un po' per spavento, un po' per preservare se stesso e i suoi abiti da quell'improvviso attacco di germi.
Finn notò che indossava ancora la divisa della Dalton. Da quando Kurt si era trasferito lì, aveva sempre pensato che ci fosse qualcosa di terribilmente sbagliato nel vederlo in una divisa. Ripescò un fazzoletto dal pacchetto nascosto sotto il cuscino e si soffiò il naso. Gli girava la testa. Accartocciò il fazzoletto, lo cacciò sotto le coperte e diede un colpo di tosse unito ad uno sbuffo. Mai più, si ripeté Finn.
Kurt ridacchiò.
«Meno male che non hai avuto l'idea di quel banchetto dei baci quando ero ancora innamorato di te, o avrei potuto rischiare di essere nelle tue stesse condizioni.»
Finn si fermò con il cucchiaio colmo di brodo di pollo a mezz'aria, mentre un silenzio carico di tensione iniziò a pesare su di loro. Imbarazzante, appunto. Riabbassò il cucchiaio e lo posò nella scodella.
«Oh.» mormorò.
Il silenzio sembrò amplificare quel suono facendolo rimbombare nella stanza, come se lo avesse urlato.
A quello, Finn non aveva pensato. Forse perché aveva cercato di dimenticare che Kurt era stato innamorato di lui, però così stavano le cose: Kurt lo era stato. Era ovvio che il banchetto dei baci che aveva allestito fosse per le ragazze, ma se Kurt fosse stato ancora innamorato di lui e fosse stato ancora alla McKinley, certo, allora chissà quello che sarebbe potuto accadere. Kurt si sarebbe presentato con un dollaro aspettandosi il bacio che aveva promesso? E lui, Finn, come si sarebbe comportato in quel caso? Con tutta onestà, non lo sapeva.
Kurt dovette capire quello che stava pensando, perché si affrettò a dire:
«Finn, stavo scherzando.»
«Certo.» rispose l'altro in modo meccanico.
Rimasero a guardarsi per qualche istante, in attesa che l'imbarazzo fra di loro svanisse, ma esso non accennava a diminuire. Finn tentò di sorridere, però non gli riuscì molto bene, quindi tornò a dedicarsi al suo brodo di pollo che ormai si stava raffreddando. Kurt esitò ancora per un paio di secondi, infine si mise a raccogliere i vestiti e gli oggetti abbandonati sul pavimento – che lo ricoprivano quasi interamente – e a riordinarli con cura.
A Finn quello parve un atto molto naturale – e anche questo gli fece un po' paura.
Osservò Kurt muoversi con grazia per la stanza, rimettendo tutto al proprio posto con sicurezza, come se ne conoscesse la disposizione a memoria, e gli venne da chiedersi come aveva fatto uno come Kurt ad innamorarsi di uno come lui. Era così diverso dall'altro, così diverso da Blaine – e non intendeva sul piano della sessualità, davvero. Di quest'ultimo sì, riusciva a comprendere quale attrattiva potesse avere su Kurt, ma lui proprio no. Non era nemmeno intelligente. Anzi, a volte era piuttosto sciocco e in più occasioni l'aveva anche trattato in maniera terribile. Capiva come riusciva a suscitare l'interesse di Quinn, o di Rachel – era abbastanza popolare da farsi notare dalla prima e abbastanza bravo nel canto da attirare la seconda – ma Kurt era superiore a certe superficialità.
«Non te l'ho mai chiesto.» disse Finn ad alta voce, prima di rendersene conto e di potersi fermare.
Kurt si bloccò a metà dell'operazione di piegamento di una maglia quasi più grande di lui e lo guardò perplesso, con una tacita domanda dipinta sul volto.
«Come tu ti sia potuto innamorare di me.» rispose Finn, ostentando maggior calma di quanta ne possedesse in realtà.
Le guance di Kurt si colorarono di un rosa acceso, mentre il suo viso si aprì in un'espressione di sorpresa. Rimase comunque a scrutarlo pensieroso per un momento, poi scosse piano il capo e gli sfuggì una risata cristallina.
«Strano, vero?» disse «In fondo sei solo un giocatore di football un po' rozzo con un pessimo gusto nel vestire e incapace di prendersi cura delle propria pelle e dei propri capelli, e che deve compiere parecchi sbagli prima di fare un'unica cosa giusta. Probabilmente non conoscevo di meglio.»
Finn sapeva che Kurt stava scherzando. Lo vedeva dalle sue labbra, contratte nello sforzo di non piegarsi all'insù, e da un'altra risata che non le aveva raggiunte ma che invece gli aveva illuminato lo sguardo. Non avrebbe dovuto fare così male, quindi – non avrebbe dovuto fare male affatto.
Kurt finì di piegare la maglia che aveva fra le mani, la poggiò su una pila di panni che Finn immaginò essere quella dei vestiti ancora utilizzabili e gli si avvicinò. La pezza che Finn aveva avuto sulla fronte era in seguito scivolata lungo il suo viso e da lì era rotolata sul suo petto, dove era rimasta senza che il proprietario si preoccupasse di spostarla. L'altro la prese, la posò sul comodino di fianco al letto e con un tocco delicato gli spostò un ciuffo di capelli dalla fronte sudata.
«O più probabilmente perché ho un debole per i bravi ragazzi.» concluse.
Kurt gli sorrise con una dolcezza che poche volte gli aveva visto in volto. Finn la riconobbe perché gliel'aveva già rivolta in passato e se ne sentì un po' orgoglioso. Un tepore confortante gli nacque dalla bocca dello stomaco e si irradiò nel suo petto, scaldandolo piacevolmente. Il cuore gli batté più forte. Decise che era meglio per entrambi dare la colpa alla mononucleosi.
«Ora devo andare a fare i compiti.» disse Kurt riportandolo alla realtà. «Cerca di riposare.»
Finn gli rispose con un sorriso e lo seguì con lo sguardo mentre attraversava la stanza e usciva dalla porta con misurata eleganza.
 

***


Accadde circa due mesi più tardi, il giorno del suo compleanno. Fino a quella sera, Kurt si era quasi dimenticato di aver avuto quella conversazione con Finn.
Aveva passato il pomeriggio in famiglia, poiché quello era il primo compleanno di uno di loro che era capitato da quando i suoi genitori si erano sposati e Carole aveva tanto insistito perché lo trascorressero almeno in parte tutti insieme, e lui non aveva avuto il coraggio di rifiutarle quella soddisfazione. Ora si stava preparando per la festa che di lì a poche ore avrebbe tenuto insieme ai ragazzi del Glee e a Blaine. Kurt stava cercando di decidere quale abbigliamento fosse il più adatto all'occasione. Voleva qualcosa di raffinato, ma non troppo pretenzioso. Qualcosa che gli permettesse di essere notato da Blaine, ma che allo stesso tempo non facesse capire che aveva passato le tre ore precedenti a prepararsi per far colpo su di lui. Alla fine aveva optato per una camicia. Dopo aver passato in rassegna tutte quelle che possedeva nel suo guardaroba, la scelta si era ristretta a due sole possibilità: una di satin color granata e una indaco di seta.
Stava giusto facendo le prove allo specchio, quando qualcuno bussò alla porta e la aprì senza attendere risposta. L'attimo seguente, la figura di Finn fece capolino sulla soglia.
«Hey, Kurt. Posso entrare un momento?»
«Certo.» rispose Kurt con un sorriso, pensando che in ogni caso non aveva molta scelta, dato che si era praticamente fiondato all'interno.
C'era comunque una strana determinazione che impregnava i gesti dell'altro che lo incuriosì.
Finn entrò nella stanza e si chiuse la porta alle spalle. Fece un respiro profondo, lo guardò negli occhi, aprì la bocca per dire qualcosa e poi esitò: scostò lo sguardo e si agitò sul posto, come se avesse cambiato idea.
Kurt pensò che, già che c'era, avrebbe potuto sfruttare la sua presenza, mentre lui si decideva sul da farsi.
«Oh, Finn, aspetta.» disse, sollevando le due camicie che stava provando e mettendosele davanti a turno. «Quale delle due?»
Finn lo guardò sperduto per un istante, ma si ricompose in fretta e lo osservò con maggior attenzione. Prima studiò le camicie, e in un secondo momento fece scorrere lo sguardo da esse a Kurt più volte, pensieroso. Aveva la fronte aggrottata per la concentrazione.
«Ehm...» iniziò indeciso.
Kurt apprezzò l'impegno sincero che stava mostrando – in un certo senso non si aspettava che Finn lo prendesse così sul serio – quindi per andargli in aiuto sventolò piano la camicia di seta e con un angolo della bocca pigolò: «Scegli me, scegli me.»
Il viso di Finn si illuminò di un sorriso di gratitudine.
«Quella blu.» disse Finn.
«Indaco.» corresse Kurt.
«Indaco.» ripeté l'altro.
Kurt finse di osservare la camicia ancora una volta e di riflettere sulla sua decisione, infine annuì compiaciuto.
«Ottima scelta.» gli disse, appoggiando entrambi i capi di vestiario sul letto dietro di lui.
Finn rise.
«A proposito, grazie per il foulard che mi hai regalato» aggiunse Kurt «E' molto bello.»
La sua mente venne sfiorata da un'idea e i suoi occhi corsero alla camicia che era risultata la fortunata vincitrice. Il foulard era di un magnifico grigio perla lucente. A ben pensarci, avrebbe potuto indossarlo con essa, ci sarebbe stata bene.
«A dire la verità l'ha scelto mia madre.» ammise Finn con un certo imbarazzo.
Se proprio dovevano essere sinceri entrambi, Kurt lo sapeva. Nelle settimane precedenti, Finn si era sempre mostrato a disagio ogni volta che qualcuno nominava il suo compleanno e per quanto Carole avesse cercato di essere discreta, un paio di giorni prima era arrivata a chiedergli apertamente se ci fosse qualcosa in particolare che desiderava ricevere da suo 'fratello'; quando poi aveva visto il regalo, aveva riconosciuto subito un tocco femminile.
Kurt decise comunque di fingersi sorpreso.
«Oh.» disse «Beh, sono certo che tu abbia fatto del tuo meglio e questo mi fa piacere.»
«Lo so» rispose Finn «però volevo lo stesso farti qualcosa di più personale.»
Kurt gli lanciò un'occhiata confusa, non capendo che intendesse dire.
Finn prese di nuovo un respiro profondo, si avvicinò a lui di qualche passo, prese una busta rossa un po' stropicciata dalla tasca posteriore dei jeans e gliela porse. La mano gli tremava appena.
Questa volta Kurt lo guardò genuinamente stupito, gli occhi grandi spalancati, le labbra piegate in una piccola 'o' silenziosa e le guance arrossate. Non se l'aspettava.
Rimasero entrambi fermi nelle loro rispettive posizioni fino a quando il silenzio non iniziò a farsi imbarazzante, allora Kurt prese la busta e Finn abbassò il braccio.
«Buon compleanno.» mormorò quest'ultimo.
Kurt non sapeva cosa aspettarsi. Non era la prima volta che Finn lo sorprendeva a quel modo e spesso non riusciva proprio a capire come ragionasse. Aprì la busta con un misto di eccitazione e paura, e da essa estrasse un cartoncino ritagliato a mano, un po' storto, colorato di verde, su cui spiccava un grosso '1' seguito dal simbolo del dollaro, entrambi disegnati con un pennarello nero.
«Giralo.» gli consigliò Finn.
Kurt fece come gli era stato detto e sul retro vi trovò scritto, con la calligrafia disordinata e quasi illeggibile di Finn, la frase “Buono per un bacio”, anch'essa in nero.
Seguì una breve pausa, in cui Kurt rilesse quelle quattro parole in continuazione, per niente certo di aver tradotto correttamente la scrittura dell'altro. Dopo la decima volta, stabilì che aveva letto giusto. Cercò di dire qualcosa, ma non riusciva a formulare nessun pensiero logico. Non sapeva se scoppiare a ridere o a piangere.
Dato che lui taceva, Finn riprese a parlare.
«Ho pensato che ti sarebbe potuto piacere.»
Kurt sollevò un sopracciglio e lo squadrò inquisitorio.
Arrivi un po' tardi, pensò una parte piuttosto sardonica di sé che Kurt si affrettò a soffocare, perché quello non era certo il momento adatto per lasciarsi andare ad inutili risentimenti. O forse sì. Non lo sapeva.
«Cioè» si affrettò a spiegare Finn «so che è presuntuoso da parte mia credere che tu voglia ricevere un bacio da me, però ho ripensato a quella conversazione che abbiamo avuto qualche mese fa, quando mi ero ammalato di mononucleosi, e ho riflettuto sul fatto che non ho mai davvero affrontato la cotta che avevi per me, perciò ora ho come la sensazione che sia rimasto qualcosa di irrisolto fra noi e non mi piace.»
Finn aveva pronunciato quel discorso tutto d'un fiato e Kurt era certo che doveva averlo già provato prima di allora. Lo soppesò per qualche istante. Ammetteva che in passato gli era capitato di arrabbiarsi con Finn per non essere mai stato capace di fronteggiarlo per mettere in chiaro i loro sentimenti reciproci e la situazione in cui si trovavano – al posto di continuare ad evitare l'argomento, a far finta che non esistesse, per poi scoppiare in un torrente di rabbia repressa che aveva travolto e fatto male ad entrambi -, e anche che uno dei suoi più grandi rimpianti, in tutta quella storia, era di non essere mai riuscito a strappargli un bacio, perché chissà, se fosse stato Finn, il suo prima bacio, allora forse le cose sarebbero andate in maniera diversa... ma ormai era passato. Era suo fratello, ora. Suo amico. E andava bene così. Del resto, non credeva che un bacio avrebbe potuto sistemare qualsiasi situazione irrisolta, qualsiasi discorso mai fatto, che era rimasto alle loro spalle. Era anzi convinto del contrario, ma a quanto pare, da qualche parte nel cervello di Finn, tutto ciò possedeva una sua logica.
«E' un pensiero molto carino, Finn, davvero» si sforzò a dire infine, dato che Finn aspettava ancora un qualche commento da lui «ma non è necessario, per quanto mi riguarda noi siamo a posto.»
«No, Kurt, ascolta» ribatté Finn e gli si avvicinò ancora di un paio di passi «io voglio essere sul serio un buon fratello per te e non credo che potrò mai diventarlo se non rimedio agli errori che ho fatto in passato. In questo modo ci potremo lasciare tutto definitivamente alle spalle e ricominciare come una vera famiglia, lo devo anche ai nostri genitori. E' una cosa che voglio fare e...»
Finn si fermò e si mise a fissare un punto del pavimento, all'improvviso in imbarazzo.
«...voglio dire» riprese «non è un problema per me, perché ora tu sei innamorato di quel Blaine, quindi va bene; certo sono un po' a disagio all'idea di baciare un ragazzo, ma lo posso fare per te, forse dovrai darmi un piccolo aiuto perché, anche se ho provato molte volte allo specchio, di persona è un po' diverso e non mi sento molto sicuro, inoltre...»
«Finn, taci.» lo interruppe Kurt, prima che potesse iniziare pure a balbettare e proseguisse nel dire altre insensatezze.
Finn fu più che lieto di zittirsi.
Kurt guardò il biglietto che teneva in una mano, mentre l'altra saliva a sistemargli i capelli. Non che ce ne fosse bisogno, erano perfetti, ma era nervoso e aveva qualche difficoltà a rimanere fermo. Quella situazione era assurda.
Va bene, decise Kurt d'un tratto. Prima chiudevano la questione, prima potevano tornare alle loro vite e pretendere che quegli ultimi minuti non fossero mai accaduti. Colmò con un passo la distanza che lo separava da Finn, gli afferrò la maglia con la mano libera e lo tirò verso di sé per farlo abbassare – lui poteva anche essere cresciuto in quell'ultimo anno, ma Finn rimaneva un dannato gigante –; si alzò sulle punte e gli posò un lieve bacio sulla guancia, vicino all'angolo sinistro della bocca.
Kurt si ritrasse e si allontanò dall'altro come se fosse rimasto scottato da quel contatto. Sentì il cuore battergli veloce nelle vene del collo e le guance scaldarsi mentre si accendevano di colore. Avrebbe potuto giurare che anche Finn fosse arrossito, ma preferì non sostare troppo a lungo lo sguardo su di lui. Lo fissò invece sulla manica di un maglione che sporgeva fuori da un cassetto aperto.
«Ecco, ora siamo a posto.» disse «Adesso scusami, ma devo iniziare a prepararmi per la festa, sono già in ritardo sulla mia tabella di marcia.»
Trascorsero dei secondi di assoluta immobilità, poi ci fu uno spostamento che Kurt riuscì a percepire solo con la coda dell'occhio e un tocco caldo gli sfiorò appena la guancia. Kurt sussultò per la sorpresa e quando riportò lo sguardo davanti a sé, Finn gli prese il viso fra le mani e lo alzò con gentilezza. Gli occhi di Kurt si specchiarono nei suoi per un istante, prima che Finn si abbassasse su di lui e posasse le sue labbra sulle proprie.
Fu un bacio delicato. Le labbra di Finn erano un peso appena percettibile: riposavano leggere sulle sue, quasi timorose di fargli del male. Senza che potesse impedirlo, venne travolto da un sentimento di tenerezza e di amore, e da un calore bruciante all'altezza del cuore che aveva sempre associato al ricordo di sua madre, o alla cioccolata che suo padre gli preparava quando era triste, o alla sensazione che provava quando cantava. Era come un senso di appartenenza. La lingua di Finn gli solleticò il labbro inferiore per poi tracciarne il profilo con lentezza studiata, e Kurt sentì un brivido di eccitazione corrergli lungo la schiena; quando però schiuse le labbra per consentirgli un maggior accesso, Finn si scostò da lui. Si raddrizzò e gli liberò il viso, ma lasciò indugiare più a lungo una mano sul suo collo, accarezzandogli i capelli alla base della nuca con la punta delle dita. Si guardarono in silenzio e Kurt ora vide chiaramente il rossore sul volto dell'altro. Con una certa naturalezza, si accorse anche che aveva gli occhi lucidi e che prendeva respiri profondi dalla bocca. Non voleva immaginare in quale stato potesse essere lui.
Da qualche parte dietro di sé, il suo cellulare squillò a segnalargli l'arrivo di un messaggio. I want your love and I want your revenge, you and me could write a bad romance, cantò la voce di Lady Gaga. Entrambi sobbalzarono per lo spavento.
Fu come svegliarsi da un sogno – uno di quelli che faceva quando ancora era innamorato di Finn. Chiuse gli occhi, contò fino a tre e li riaprì, ma l'altro era ancora davanti a lui, più vero che mai, e l'aveva appena baciato, e quella era la realtà, e... oddio.
Finn fremette e sembrò riscuotersi. Batté le palpebre un paio di volte e boccheggiò. Il suo sguardo era carico di incredulità. Gli lanciò un'ultima occhiata, poi senza una parola si girò e si avviò ad ampie falcate verso la porta.
Kurt lo guardò uscire dalla stanza e lasciarlo solo ad ascoltare il battito del suo cuore.
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