momocas: (Default)
[personal profile] momocas
Titolo: Abitudini igieniche.
Fandom: As the World Turns.
Personaggi: Luke. Reid. Menzionati Chris, Jacob e Katie.
Pairing: Reid/Luke.
Rating: PG-13.
Conteggio Parole: 1734 (OpenOffice).
Avvertimenti: Slash. Dato che la serie è inedita in Italia, SPOILER generali. Fluff. Poiché ignoro bellamente il finale direi anche che è una What if? (...o una AU? ò__ò) Non betata.
Disclaimer: i personaggi appartengono a Jean Passanante, Chris Goutman e a chiunque altro avente diritto. Gli avvenimenti di seguito narrati sono frutto della mia fantasia e non ci guadagno nulla nello scriverli.
Note: //


.abitudini igieniche.




Luke stava posando le tazze da colazione che avevano utilizzato nella lavastoviglie, quando Reid fece la sua comparsa nella piccola cucina dell’appartamento di Katie, brandendo uno spazzolino da denti.
Reid glielo mise davanti agli occhi con aria minacciosa, le setole bianche quasi a contatto con il suo naso.
«Hai usato il mio spazzolino.»
Non era una domanda.
Reid sapeva che Luke aveva usato il suo spazzolino – e lo sapeva perché loro due erano state le uniche persone con un’età superiore all’anno ad entrare in quella casa dalla sera precedente, e l’oggetto in questione quella mattina si trovava rivolto verso destra e non verso sinistra, come al solito.
«Oh, sì! Scusami, l’ho fatto senza pensarci.» disse Luke dispiaciuto.
Aveva dimenticato che Reid era piuttosto geloso dei suoi ‘dispositivi dentali’ e piuttosto sensibile riguardo ai germi.
Luke mise le ultime posate nella lavastoviglie e la chiuse, aprendo poi una delle ante della dispensa per sistemarvi i biscotti, le fette biscottate e la marmellata, ma Reid non aveva intenzione di lasciar cadere il discorso con tanta facilità.
«Potrei sapere perché l’hai fatto?»gli chiese quest’ultimo, puntandogli contro lo spazzolino incriminato.
A quella domanda Luke trattenne a stento un sorriso divertito.
«Beh, quando sono venuto qui ieri sera mi aspettavo di rimanere solo un paio di ore per aiutarti a fare da baby-sitter a Jacob mentre Katie è da Chris; non avevo esattamente programmato di passare qui anche la notte, e dato che fra quaranta minuti ho un incontro importante per la mia fondazione e di solito non porto con me uno spazzolino di riserva nella tasca dei pantaloni, pensavo non ci sarebbero stati problemi se avessi utilizzato il tuo.»
«E perché avresti pensato una cosa del genere?»
Luke rise di fronte al tono inquisitorio e al viso mortalmente serio di Reid, tanto che per un attimo dovette abbassare lo sguardo per riprendere il controllo.
Reid allargò appena le braccia, incredulo.
«Perché stai ridendo ora?» gli domandò.
«Per niente, davvero.» rispose subito Luke, ma una nuova risata gli sfuggì dalle labbra prima che potesse fermarla e si guadagnò un’occhiataccia da parte di Reid.
Ripose al proprio posto lo zucchero e fece un respiro profondo per calmarsi.
«E’ solo che... Noi ci baciamo, Reid. E facciamo anche sesso...»
«Questo lo so, grazie, c’ero anche io stanotte...» lo interruppe Reid, non capendo dove volesse arrivare con quel discorso.
«...E credi veramente che sia il caso di comportarti da germofobo con me?»lo bloccò a sua volta Luke, concludendo la propria frase.
«Tecnicamente il termine specifico sarebbe ‘misofobo’ e comunque la mia non è una fobia!»
Luke alzò gli occhi al cielo e dopo aver chiuso la dispensa si diresse a controllare Jacob, che riposava tranquillo nella sua culla, accanto al divano.
«Certo, come quella volta nell’ascensore.» bisbigliò passando accanto a Reid, pensando di non essere ascoltato.
Reid però lo sentì, e Luke ricevette la seconda occhiataccia della giornata.
«Sono solo una persona che tiene molto alla sua igiene personale.» precisò Reid raggiungendolo «Se ci fosse più gente al mondo a preoccuparsi di cose serie come questa non sarei costretto a sprecare il mio prezioso tempo in ambulatorio, ad ascoltare dei paranoici che credono di avere un’infezione polmonare quando in realtà hanno un banale raffreddore!»
Luke distolse lo sguardo da Jacob e incrociò le braccia, affrontando l’altro apertamente.
«Giusto, dimenticavo: tu sei il dio della medicina senza alcun difetto e noialtri siamo solo dei poveri stupidi mortali!» rispose ironico.
«Beh, sono felice che tu finalmente l’abbia capito!»
Luke lo guardò esasperato, ma Reid non ci fece caso e riprese a parlare come se niente fosse successo.
«Qui il punto della questione è che se vogliamo che questa relazione funzioni, devi imparare a mostrare un poco più di rispetto per le mie...»
«...Manie?» concluse per lui Luke, con un sorriso.
Ed ecco l’occhiataccia numero tre.
«...abitudini igieniche.» corresse Reid, con uno sguardo di rimprovero.
Luke alzò le braccia in segno di resa. Era inutile continuare a discutere per una simile sciocchezza.
«D’accordo, lo farò.»
«Bene.»
Reid si volse soddisfatto e si diresse verso il corridoio che portava alla propria stanza, a quella di Katie e al bagno, ma a metà strada diede istintivamente un ultimo sguardo a Luke e fu costretto a fermarsi: sul viso del ragazzo era nato un sorrisetto da furfante che gli piegava le labbra appena all’insù, verso destra, e i suoi occhi si erano accesi di un lampo malizioso che, Reid lo sapeva, portava sempre guai. Per questo, tornò sui propri passi e gli puntò un dito contro, con fare accusatorio, mantenendo però una certa distanza.
«Oh, no. Conosco quello sguardo! Che cosa sta macchinando questa volta la tua piccola mente criminale?»
Luke spalancò gli occhi e finse di mostrarsi stupito e anche un po’ offeso da quella domanda.
«Niente!»
Reid lo squadrò circospetto e Luke gli si fece vicino, mentre lo stesso sorriso di poco prima gli nasceva sul volto.
«Mi stavo solo domandando» aggiunse infine Luke, ormai a solo un passo di distanza dall’altro «se anche questo va contro le tue abitudini igieniche.»
Reid lo guardò perplesso e Luke approfittò di quell’attimo di esitazione. Gli accarezzò con tenerezza una guancia, poi la sua mano scivolò sulla nuca di Reid e gli strinse i capelli, attirandolo verso di sé. Le loro labbra si incontrarono in un tocco delicato e Luke mosse le proprie con quella stessa gentilezza per qualche secondo, poi cinse con il braccio libero la schiena di Reid, colmando lo spazio che li separava facendo aderire i propri corpi. Luke premette le labbra contro quelle dell’altro con più forza e vi fece scivolare attraverso la lingua, andando alla ricerca della sua compagna e cullandola lentamente una volta trovata.
Reid rimase frastornato dalla dirompenza di quel bacio e si trovò ad indietreggiare di un passo per mantenere l’equilibrio di fronte all’improvvisa impetuosità di Luke.
Lo spazzolino, fino ad un attimo prima al centro delle attenzioni del suo proprietario, che lo stringeva ancora fra le dita, venne lasciato cadere con noncuranza sul pavimento brulicante di sporcizia, germi e batteri, e le mani di Reid andarono a posarsi sul volto di Luke, tirandoselo ancora più appresso e iniziando a rispondere al bacio con maggior ardore.
Il mondo intorno a loro si sciolse in una tavolozza di colori indistinti e ciò che rimase furono solo loro, e le loro bocche che a turno si spalancavano alla ricerca di ossigeno, mentre l’altro lo rendeva difficile, continuando a divorare il respiro bollente del compagno con le proprie labbra. E per quanto Reid, essendo uno dei migliori neurochirurghi al mondo, fosse consapevole del ruolo decisivo svolto dall’ossigeno per la sopravvivenza umana, ad un tratto non ne sentiva più la necessità – del resto, non si era mai potuto proclamare un fan accanito dell’aria. Ciò che era importante, al momento, era avere la lingua di Luke a solleticargli il palato, avere le labbra di Luke che cercavano le sue, avere i capelli di Luke stretti fra le dita, avere il corpo di Luke a contatto con il suo. Avere Luke. Poterlo sentire, toccare, e saperlo suo.
Mio, pensò Reid.
Mio, mio, mio.
Luke, Luke, Luke.

Si separarono qualche secondo dopo, questa volta entrambi bisognosi di tornare a respirare, e lo stesso sorriso impudico di poco prima tornò a fare capolino sul viso di Luke.
«Perché se così fosse...» sussurrò suadente il ragazzo, recuperando i fili di un discorso che sembrava ormai lontano «...Se questo andasse contro le tue abitudini igieniche, voglio dire... allora non lo potrei più fare.»
Reid deglutì a vuoto e per un istante si perse nello sguardo lascivo dell’altro, in quegli occhi che parevano contenere l’universo intero. Si accorse di non aver ancora risposto a Luke solo quando colse una sfumatura divertita nella sua espressione e in una rivelazione improvvisa si rese conto che, da quando aveva conosciuto quello Snyder, rimaneva un po’ troppo spesso a corto di parole per i suoi gusti.
«No, questo puoi... questo puoi farlo.» riuscì a dire alla fine, incespicando appena nelle lettere e annuendo, come per rafforzare il concetto. «Ogni volta che vuoi.»
Luke si fece sfuggire una lieve risata e avvicinò di nuovo il viso a quello di Reid.
«Come sei generoso.» bisbigliò direttamente sulle sue labbra.
Reid si sporse in avanti per riprendere il bacio da dove lo avevano lasciato, ma all’ultimo, quando ormai i loro respiri si fondevano in un unico soffio caldo, Luke si tirò indietro, la fronte corrucciata in un fare pensieroso.
«Sai una cosa? Hai ragione.» disse inaspettatamente.
Reid lo guardò stranito, non capendo a cosa si riferisse.
«Tu hai le tue abitudini.» spiegò Luke «E’ ovvio che non puoi fare un’eccezione per me e io devo davvero iniziare a rispettarle, incominciando da ora.»
Reid sbatté le palpebre un paio di volte, confuso, mentre guardava Luke allontanarsi, recuperare le chiavi della macchina che aveva abbandonato sul tavolino in salotto la sera precedente e dirigersi verso la porta d’entrata. Aprì la bocca per dire qualcosa, ma non gli uscì alcun suono e la richiuse subito. Tentò di nuovo, e questa volta fu Luke ad impedirgli di parlare.
«Sono in ritardo per il mio incontro di lavoro, perciò ora devo andare. Katie ha chiamato, mentre ti stavi cambiando, e ha detto che sarà di ritorno fra venti minuti, circa. Il tuo turno non inizia prima di un’ora, perciò aspettala prima di andartene. Passo all’ospedale per le due, così pranziamo insieme. Ci vediamo più tardi.»
Così dicendo, e scuotendo una mano in segno di saluto, Luke uscì dall’appartamento e, non appena la porta si chiuse alle sue spalle, iniziò a ridere.
All’interno, Reid rimase ad osservare il punto in cui Luke era scomparso per qualche secondo, leggermente intontito. Non appena si riebbe, fece scorrere lo sguardo tutt’intorno, soffermandosi per qualche istante più a lungo sul suo spazzolino, che ormai giaceva abbandonato a terra.
Così come Luke tendeva a scordare le sue numerose ‘abitudini igieniche’, anche Reid spesso dimenticava che Luke era, di fatto, un Grimaldi.
Si portò quindi una mano davanti alla bocca, ancora stordito. I suoi occhi si posarono su Jacob, che lo scrutava silenzioso dalla sua culla, e prima che Reid se ne rendesse conto si ritrovò a parlare con lui ad alta voce, come se il bimbo potesse fare un po’ di chiarezza nei suoi pensieri.
«Cosa diavolo è successo?» domandò, incredulo.
Per tutta risposta, Jacob si limitò ad agitarsi nella culla e a ridere allegro.

From:
Anonymous( )Anonymous This account has disabled anonymous posting.
OpenID( )OpenID You can comment on this post while signed in with an account from many other sites, once you have confirmed your email address. Sign in using OpenID.
User
Account name:
Password:
If you don't have an account you can create one now.
Subject:
HTML doesn't work in the subject.

Message:

 
Notice: This account is set to log the IP addresses of everyone who comments.
Links will be displayed as unclickable URLs to help prevent spam.

Profile

momocas: (Default)
momocas

August 2011

S M T W T F S
  123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031   

Most Popular Tags

Style Credit

Expand Cut Tags

No cut tags
Page generated Sep. 24th, 2017 06:56 am
Powered by Dreamwidth Studios